Sarinski

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Speriamo che le uniche borse con cui avremo a che fare siano quelle da metterci al braccio

Tra i vari, abbondanti e sempre nuovi inestetismi estetici di cui la natura, matrigna, mi ha fatto largamente dono, quello che maggiormente e senza rivali di sorta ha flagellato la mia esistenza in modo crudele e spietato sono state le occhiaie. Non ha mai importato quante ore di riposo mi fossi concessa: borse, micro rughe e infossamenti non mi hanno mai lasciata sola un giorno della mia vita, accompagnandomi con diligente costanza in tutte le occasioni. Le considero imbattibili: i tessuti sotto la palpebra inferiore a volte diventano così scuri e bluastri da sembrare tumefatti; le borse talmente pesanti che Ryanair me le farebbe caricare in stiva.
L’abbronzatura mi ha infine abbandonata con Ottobre, si è arresa sotto gli strati abbondanti di fondotinta supercoprenti, di quelli che cambiano i connotati.
Una pensa di risolvere la spinosa questione occhiaie con un correttore. Ingenua.
Esistono certamente correttori di ottima fattura, che aiutano concretamente a migliorare le discromie della pelle, che si stendono facilmente e che non s’impastano nelle micro rughe.
Esistono, solo che io non li ho mai trovati.
Più rari del Sacro Graal, bramati come il sangue di Unicorno, più desiderati della Pietra Filosofale, di questi correttori mitologici non si è mai trovato reperto nel corso della storia (o almeno della mia), ci si crede perché è bello crederci, come alle sirene, a Babbo Natale o al fidanzato che carica la lavastoviglie. I miei correttori, invece, s’impastano nelle rughe come la frolla di una crostata: alcuni minuti dopo averli stesi, la pelle diventa arida come un battuto sterrato ad Agosto, come il suolo del Sahara, come una sfogliatella alla ricotta, per restare in tema impasto. Con drammatica precisione, il correttore si va a infilare in tutti i microsolchi possibili, regalando un delizioso effetto “Pompei dopo il crollo”, di gran moda a Halloween, ma forse meno indicato nelle altre stagioni.
Ho capito che dovevo partire DALLE BASI e ho provato la Crema contorno occhi illuminante Progression HD Rilastil. In realtà, alla parola “illuminante” io ero già segretamente conquistata, immaginandomi a brillare irradiata direttamente dalla Luce divina.
Non mi piace mettermi la crema sulle orbite: i beccucci sono troppo stretti, mi ci pungo con l’estremità e quando schiaccio il tubetto o non esce il prodotto o esplode e ne esce una quantità eccessiva che finisco sempre per spalmare sul pigiama, che a quest’ora avrebbe una zona perioculare perfetta, se solo avesse gli occhi. Il gesto semplice e tuttavia impegnativo di picchiettare con le dita senza cavarmi un bulbo mi costa una fatica insuperabile. Sono pigra, credo che questo concetto ormai sia passato ai lettori. Rilastil mi è venuta incontro con un nuovo applicatore ergonomico: un beccuccio largo sul quale si raccoglie la crema e che scivola delicatamente sulle occhiaie. Non è appiccicoso come un roll-on e disegnare una mezza luna sotto gli occhi è facile e, soprattutto, comodo. Non devo picchiettare, perché faccio assorbire la crema passando l’applicatore e anche adesso, proprio mentre scrivo, me lo sto dando con tanto entusiasmo che probabilmente ne avrò già usata mezza confezione. Picchiettare sarebbe saggio, per riattivare la microcircolazione, il cui cattivo funzionamento è la prima causa di temibili occhiaie blu, ma io odio davvero farlo e per bilanciare il Karma, prima di dormire, sovvertendo tutte le regole, mi passo la crema anche sulla palpebra mobile (non si dovrebbe assolutamente fare), tracciando dei cerchi perfetti che si assorbiranno durante il sonno.
La mattina conservo ancora il fascino indimenticato di Nosferatu, ma la situazione è migliorata, la mia microcircolazione sembra riattivata, le borse decongestionate e le rughe liftate. Ogni tanto, sempre assecondando il mio spirito creativo, lo applico anche sulle naso-labiali. Funziona.
Continuerò a mettermi la crema contorno occhi illuminante prima del trucco, tra la colazione e la disperazione di non sapere cosa indossare, e speriamo che le uniche borse con cui avremo a che fare siano quelle da metterci al braccio. E speriamo che siano firmate.

Sarinski