Sarinski

Blogger Rilastil

Favola Rilastil di Sarinski

Sono arrivata a Formentera un Lunedì, dopo sette ore di viaggio iniziato a notte fonda e un totale di otto mezzi presi per raggiungere l’isola. Ho abbandonato le valigie ancora sulle scale subito dopo la consegna delle chiavi della casa ad archi, ho sfilato dalla borsa il costume a righe e sono corsa sulla spiaggia più vicina, accecata da una sabbia luminosissima e da un mare blu. Mi sono addormentata quasi subito su una riva deserta sotto un sole caldo. Mi sono svegliata due ore dopo, senza sapere più chi e dove fossi, rossa come una mela con un’unica macchia bianca sulla pancia: la forma della mia mano che avevo abbandonato lì prima di addormentarmi. Sono partita alla grandissima facendomi riconoscere subito dagli autoctoni in modo ridicolo.

Il giorno dopo non volevo e non potevo commettere lo stesso errore: Rilastil mi aveva dotata di due belle confezioni di Sun System Spray Multidirezionale SPF 50+ e SPF 30+, arancioni e in corsa per diventare miglior prodotto dell'anno agli Elle Beauty Awards. Spruzzare il solare era stato comodo, veloce e anche divertente, il prodotto si può nebulizzare vaporizzandolo anche capovolto, mi era sembrato di decorare una piccola torta con la panna montata. Ero stata attenta a spalmarmelo nei punti che mi dimentico e quindi scotto più spesso: le caviglie, il retro delle ginocchia, l’interno delle braccia, il collo. Non avevo dimenticato neanche le palpebre e ci avevo applicato un prodotto specifico e ricco per il viso: Sun System Crema SPF 15, una crema bianca da applicare trenta minuti prima dell’esposizione.

Ho iniziato con la protezione 50, meglio essere caute perché il sole anche in Giugno scotta, e mi sono sdraiata su uno scoglio, interpretando la sirenetta Ariel per il resto del pomeriggio, come tutti si aspettavano da me. Il luogo era da fiaba, quindi non mi è stato difficile.

La sera la macchia sulla pancia non era ancora del tutto scomparsa, ma avevo assunto una bella sfumatura uniforme di rosa che stava una favola con le mie scarpe.

Un altro giorno, un’altra spiaggia. Una lingua di sabbia che divideva il mare: verde acqua e tropicale a Ovest, arrabbiato, blu e schiumoso a Est. Soffiava un vento costante ma piacevole come una ventola durante una lampada tri-facciale e colta da spirito di audacia e con i giorni che mi rimanevano da trascorrere sull’isola contati sulle dita di una mano (la stessa beffarda che mi aveva causato la macchia) me la sono sentita e sono scalata subito alla protezione 30. È andato tutto bene: la sera ero bollente come una teiera e rosolata come un arrosto ed ero già avviata verso un caldo marroncino. Ero pienamente soddisfatta, era un risultato incredibile, forse la mia pelle si era abituata al tanto sole preso l’Estate precedente sempre protetta da Rilastil o forse ero sotto una buona stella ma non c’erano tracce delle piaghe e delle bolle che mi ero procurata anni prima in Puglia. Tutto procedeva per il meglio e avrei continuato così ad abbronzarmi gradualmente senza grigliarmi e ferirmi aprendomi come carne sulla brace.
Già.
Sarebbe andata così, una storia a lieto fine, mi mancava solo di incontrare il mio principe Eric al tramonto durante un aperitivo a un chiringuito sulla spiaggia. Sarebbe arrivato da un momento all’altro, mi dicevo, e mi avrebbe subito notata mentre bevevo un Mojito grazie alla mia abbronzatura brillante e perfetta.

Invece, la tragedia si è abbattuta inaspettata e traditrice su di me. Succede sempre nelle fiabe che qualcosa a un certo punto vada storto alla protagonista. Un giorno, dopo essermi spruzzata la protezione 30, ho lasciato il tubo sotto la sella della Vespa e poi nella sella sotto il casco, sotto l’asciugamano e sotto la borsa. Sono andata a passeggiare sul bagnasciuga raccogliendo le conchiglie e i sassi rosa, mi sono fatta fotografare come Federica Nargi su Eva 3000, mi sono arrampicata sugli scogli, ho fatto il bagno, ho dormito, perlustrato la zona per accertarmi che Eric non fosse già arrivato, mi sono fatta la treccia, il bagno, il cruciverba in fondo alla Settimana Enigmistica, quello difficile, risolvendo anche ben tre definizioni contro ogni aspettativa. Verso sera sono tornata al motorino, ho aperto la sella e ho visto quello che non avrei mai voluto vedere. La protezione Rilastil purtroppo non ha un tappo, io l’avevo riposta troppo maldestramente sul fondo e qualcosa doveva aver fatto pressione sul vaporizzatore: c’era crema solare da tutti le parti, sulla sella, sul casco, sull’asciugamano, sulla borsa, su metà Formentera da Cap De Barbaria al faro di La Mola, tranne che su di me. Perché non aveva un tappo la protezione Rilastil? Perché Rilastil? Non tutte le vostre clienti sono intelligenti come vi aspettate, prendete me per esempio, non sopravvalutatemi ingenuamente.

Non volevo tornare indietro alla protezione 50 né tradire Rilastil con un’altra marca e dunque come Ariel che aveva solo sedici anni e quindi non è che ci si potessero aspettare grandi gesti di maturità da lei - e da me - ho iniziato a prendere il sole senza protezione. Avevo ancora pochi giorni, volevo diventare di un elegante marrone Hulk Hogan.

In ordine questo è quello che è successo senza protezione Rilastil: rosso fuoco, ustione, piaghe, pianti, litri di doposole, promesse di non farlo mai più, farlo un'altra volta, altro giro, ancora rosso, ancora lacrime, desquamazione, pezzi di pelle ovunque, abbronzatura a macchia di leopardo, ancora un po’ di lacrime.

Se avessi continuato con la protezione, tutto questo non sarebbe successo. La colpa è mia che dovrei essere interdetta da qualunque azione di responsabilità, e questa è la morale della storia però, vi prego, pensateci a un tappo.
Comunque poi Eric l’ho trovato lo stesso.


Sarinski